ARTE FLOREALE: L’ITALIA

Sull’ onda positiva e ottimista del dopoguerra, si ricominciava con entusiasmo a rifare tutto.

I fiori, bene non primario, si coltivavano di nuovo: Liguria e Toscana fornivano Italia ed Europa di rose, garofani, crisantemi.

Di nuovo si utilizzavano i fiori in occasione di eventi e ricorrenze speciali, legati alla tradizione e alla vita quotidiana. Funerali, matrimoni, ricevimenti, regali per ogni occasione.

Nasceva Interflora per dare la possibilità di regalare fiori in giornata dovunque, ordinandoli dal fiorista della città di residenza.

Il Mercato dei fiori di Sanremo era fra i più importanti in Europa e il “Festival di Sanremo” fungeva da vetrina e megafono della “Riviera dei Fiori”.

I fioristi si organizzavano e nascevano diverse istituzioni fra cui la Federfiori, che codificava in regole e scuole la formazione di base per qualificarsi come “fiorista”.

Poi i concorsi internazionali fra i “Maestri di Arte floreal”, che ci introducevano all’ uso di nuovi materiali e nuove tecniche.

Nel cinema, nella pubblicità, nelle canzoni i fiori recuperavano tutto il loro potere simbolico e un ruolo primario nella vita quotidiana di tutti.

Negli anni ’80 il primo innesto che rinnova il settore. Partendo da Milano gli stilisti italiani, per promuovere il nascente prêt-à-porter (fra i primi Armani), trasformano la presentazione delle collezioni da asettiche passerelle in allestimenti scenografici a tema, ove fiori e giardini avevano un ruolo dominante. A seguire la sfilata cene raffinate e creative … sempre con una ricerca speciale sul fiore con cui decorarle.

Gli stilisti medesimi davano personalmente le indicazioni; chiedevano di usare fiori nuovi in modo diverso e innovativo, curavano in modo ossessivo i dettagli: nasceva l’evento. Si legga al riguardo il libro “De Gustibus” di Camilla Cederna, interessante resoconto di quegli anni.

Subito venivano imitati dalla grande industria, dalle banche, dagli Enti Pubblici: l’ evento cioè una nuova formula per ingraziarsi e apparire sulla stampa e farsi conoscere.

A seguire questo cambiamento di costume un altro fatto si verificava. I matrimoni, da celebrazione familiare e privata, iniziavano a diventare occasioni di presentazione sociale e ostentazione del proprio potere.

Aumenta il numero degli invitati; si cercano luoghi sufficientemente grandi e di rappresentanza.

Aumentano vertiginosamente i budget a disposizione.

L’Italia, storicamente e geograficamente predisposta, ripulisce ed apre giardini, ville palazzi e castelli.

La nuova borghesia internazionale sceglie le perle italiane: Venezia, Portofino, Capri, il lago di Como, la Toscana, la costiera amalfitana

In tutto ciò si getta una nuova figura professionale: la “wedding planner”.

Scalzando i fioristi, anche quelli storici, abituati ai segreti custoditi dai fiori e da chi li ordinava; e scalzando architetti, antiquari, scenografi, consulenti al bisogno, esse gestiscono – armate di un abbonamento a internet – il buongusto, la novità, il trend, il mood

È arriviamo al cortocircuito … tutto uguale da tutte le parti (del mondo!): stessi fiori, stessi colori, stesse composizioni!

La pretesa dell’ esclusiva ha prodotto l’omologazione.

Ricordiamoci solo che nel Seicento a Firenze i Granduchi di Toscana facevano dipingere fiori e piante rare dei loro giardini composte in piacevoli composizioni floreali: sul retro del quadro, data e firma del pittore e nome del fiorante esecutore dell’opera.

 

ARTE FLOREALE: L’ITALIA

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